PARLIAMO DI SICUREZZA REALE: LA TRAPPOLA DEL "DIPLOMA" DIMA E L'ILLUSIONE DEL MANEGGIO ARMI di M. Broegg
Scrivo questo intervento a seguito dei numerosi commenti, delle critiche e delle battutine ironiche ricevute sotto i miei precedenti post da parte di chi prova disperatamente a difendere il monopolio del TSN. Di fronte a chi fa il "finto tonto" pur di tutelare il proprio orticello economico, è arrivato il momento di mettere da parte la retorica burocratica e parlare di tecnica, biomeccanica e sicurezza reale sulla linea di tiro.
"Diploma" o semplice certificato di alfabetizzazione
Chiamarlo "Diploma" è un'iperbole burocratica fuorviante.
Il DIMA (Diploma di Idoneità al Maneggio delle Armi) non attesta la padronanza di un'arma, né la capacità di gestirla in sicurezza in contesti reali.
Attesta semplicemente che in 1-2 ore di spiegazione sommaria e 50 colpi tirati da fermo, contro un cartone immobile a 12 o 25 metri e con l'arma appoggiata sul banco, il candidato non si è sparato nei piedi. È un certificato di "non pericolosità immediata da fermo". Nient'altro.
Stesso metro per il Tiro a Volo e per il Porto da Difesa Personale - un paradosso spaventoso.
Il paradosso più grande del sistema attuale è che lo Stato applica lo stesso identico parametro tecnico di base a chiunque.
A chi vuole andare a sparare ai piattelli la domenica.
A chi acquista una pistola per uso sportivo.
A chi viene autorizzato a girare per strada con un'arma carica addosso (Porto d'Armi per Difesa Personale).
Riflettiamo su questo: una persona viene abilitata a portare un'arma pronta all'uso in mezzo alla folla senza aver MAI eseguito un'estrazione dalla fondina (holster draw), senza aver MAI gestito un inceppamento sotto stress, senza aver MAI sparato in movimento e senza aver MAI provato la ritenzione dell'arma a corto raggio.
Cosa succede quando il "diplomato" entra in armeria, compra la sua prima pistola e torna a casa?
Pensa di aver capito tutto perché ha un pezzo di carta firmato in tasca. La realtà è che ci vogliono anni di addestramento continuo per assimilare la memoria muscolare corretta e, soprattutto, per capire cosa NON fare. Un tiratore privo di affiancamento dinamico costante rimane un potenziale pericolo per sé e per gli altri, anche se possiede un titolo di polizia in regola.
A chi fa ironia sulla preparazione delle ASD e dei poligoni privati che praticano e insegnano tiro dinamico, IDPA o Action Shooting, ricordo una serie di fatti oggettivi:
La cultura della sicurezza nelle ASD è ossessiva. Se in un campo di tiro dinamico un tiratore muove un piede con il dito nel ponte d'elsa, o supera anche solo di un grado l'angolo di sicurezza (180 gradi), viene squalificato all'istante (DQ) e mandato a casa.
Nelle nostre strutture insegniamo l'estrazione in sicurezza sotto stress cronometrato, la risoluzione immediata dei malfunzionamenti (Tap-Rack-Bang), il movimento con arma in pugno mantenendo sempre la canna indirizzata verso il settore di tiro e la discriminazione dei bersagli.
Chi gestisce, adestra e garantisce la sicurezza di atleti che corrono con armi cariche in pugno possiede un bagaglio tecnico, pratico e agonistico che il tiro statico da accademia non può nemmeno scalfire.
Un esempio pratico per chiudere la bocca ai "finti tonti"
Mettiamo da parte la teoria e guardiamo cosa succede nella realtà delle linee di tiro:
Lo scenario DIMA - Un cittadino ottiene il porto d'armi con le sue due ore di corso al TSN. Compra una semiautomatica, la mette in fondina ed entra in linea.
Alla prima munizione difettosa o al primo inceppamento (stovepipe), cosa fa la persona che ha sparato solo 50 colpi da fermo appoggiata al banco? La reazione istintiva e pericolosissima di chi non ha addestramento è girarsi di scatto verso l'istruttore con l'arma in pugno, orientando la canna carica verso le persone di fianco.
Oppure, tentando di estrarre la pistola da sotto la giacca senza aver mai fatto una singola prova di estrazione dinamica, rischia di agganciare il grilletto con i vestiti e spararsi in una gamba.
Lo scenario ASD (Tiro Dinamico / IDPA): Un tiratore cresciuto nelle nostre ASD. Se la sua arma si inceppa mentre corre a 180 battiti al minuto, la risposta è un riflesso condizionato da mesi di corso di sicurezza - la canna resta rigorosamente inquadrata verso il parapalle entro gli angoli di sicurezza, il dito schizza fuori dal ponticello la camera di scoppio viene bonificata in due secondi e l'arma torna in linea senza che nessuno abbia corso il minimo rischio.
Perdonatemi la schiettezza, ma la verità va detta in faccia. Se ho dovuto precisare questi punti è perché sono stanco di leggere attacchi e battutine ironiche da parte di chi finge di non capire soltanto per proteggere il proprio orticello economico.
Se noi come categoria delle ASD e dei poligoni privati siamo stati ignorati in questo riordino normativo, dobbiamo ringraziare la completa assenza di rappresentanza. Chi doveva portare la nostra voce nei palazzi — a partire dagli Enti di Promozione Sportiva (EPS) a cui paghiamo profumatamente affiliazioni e tesseramenti — ha dimostrato due cose: o una totale ignoranza tecnica su cosa sia la sicurezza reale con le armi da fuoco, oppure la comodità dei soliti accordi a tavolino.
La classica politica del "tu non rompi i c*ioni a me sul monopolio delle pratiche istituzionali e delle quote, e io non li rompo a te sui tesseramenti e sui corsetti interni".
Il risultato di questa spartizione? Le nostre strutture continuano a fare formazione vera, investire centinaia di migliaia di euro e garantire sicurezza reale nell'invisibilità per lo Stato, mentre il sistema pubblico continua a sfornare pezzi di carta per persone che non sanno nemmeno come si risolve un doppio cameramento e non distinguono un 9x19.da un 9x21
Adesso, se qualcuno vuole continuare a difendere il fortino con la solita ironia da tastiera, faccia pure. I fatti, le linee di tiro e la sicurezza reale dicono tutt'altra cosa.
Un saluto a chi sul campo ci sta tutti i giorni.
