Il potere d'arresto (in inglese stopping power) definisce la capacità di un proiettile sparato con un'arma da fuoco di scaricare la propria energia cineteca all'interno di un bersaglio. Differisce dalla capacità di penetrazione di un proiettile, ovvero la capacità di attraversare un bersaglio; generalmente un proiettile dotato di grandi capacità di penetrazione ha uno scarso potere d'arresto, in quanto dissipa la propria energia passando attraverso il bersaglio e non arrestandosi all'interno di esso e trasmettendo di conseguenza la sua "forza frenante"
A differenza delle capacità lesiva e letale, per potere (o, meno frequentemente, capacità) d'arresto di una munizione s'intende la probabilità espressa in percentuale di interrompere l'azione ostile di un individuo con un solo colpo sparato al bersaglio grosso (tronco).
Sono state effettuate numerose ed autorevoli ricerche nel campo della balistica terminale, nel settore militare e del law enforcement, molto frequenti negli Stati Uniti, tra le quali è doveroso menzionare quella di Marshall e Sanow, dalle quali si evince che le prestazioni migliori in termini di stopping power sono attribuibili ad armi lunghe da caccia (fucili calibro 12 e carabine di grosso calibro), mentre per le armi corte da tasca con munizioni commerciali, pistole e revolver che pure hanno un elevato potere lesivo, i risultati sono spesso deludenti: non riescono ad interrompere un'azione ostile, se non dopo numerosi colpi. Infatti anche se il colpo sarà letale o altamente invalidante, per alcuni secondi ancora l'aggressore continuerà la sua azione ostile, potendo sparare anche dei colpi da arma da fuoco o aggredire con il coltello od altro.
Le armi lunghe, fucili e carabine da caccia presentano secondo gli studi di Marshall e Sanow un potere d'arresto vicino al 100%, mentre per le pistole da difesa personale, per aumentare lo stopping power è necessario ricorrere a munizioni espansive (vietate dalla legge italiana ma molto diffuse negli Stati Uniti). Attualmente a livello mondiale, la tendenza è di armare gli operatori di sicurezza e di polizia con pistole in calibro 9 mm Parabellum, .45 acp e 40 s&w, munizioni che dovrebbero garantire, con ogive convenzionali, un potere d'arresto superiore al 51%.
Potere d'arresto - Stopping power (E. Mori)
Con il termine "potere di arresto" o "Stopping Power" si indica la capacità di un proiettile di rendere l'avversario (o il selvatico aggressivo) immediatamente incapace di agire o di reagire anche se non colpito in punti proprio vitali.
In molti casi, specie in combattimento, non ci si può permettere che il nemico colpito e pieno di adrenalina abbia ancora la possibilità di rispondere al fuoco.
Questa capacità del proiettile dipende da vari fattori:
1) L'energia che sta ad indicare il lavoro meccanico che il proiettile può compiere sui tessuti del corpo; più energia ha il proiettile, tanto più esso può penetrare protezioni e muscolo, tanto più può spezzare ossa. Ma attenzione, quella che conta non è l'energia assoluta, ma quella che il proiettile riesce a cedere.
2) La deformabilità del proiettile e quindi la sua struttura, poiché essa gli consente di cedere maggior energia al corpo e su di un'area più ampia.
3) La capacità di penetrazione e quindi la sua forma e struttura, che deve essere tale da non far uscire il proiettile dal corpo oppure di farlo uscire con una energia residua minima.
4) La velocità del proiettile poiché da essa dipende l'energia e perché quanto maggiore è la velocità, tanto maggiore è l'onda d'urto che si propaga nel corpo. Un proiettile lento può passare ad un cm dal cuore senza fargli alcun danno; un proiettile veloce può danneggiarlo anche se passa a 20 cm da esso. Quando il proiettile viaggia a velocità supersonica (oltre 340 m/sec circa) crea avanti a se il cono di Mach e la relativa onda d'urto e, quando entra in un corpo elastico, un'onda di compressione che all'allontana i tessuti in direzione perpendicolare al tramite. Si crea quindi una cavità a forma conica allungata, con la parte sottile in avanti; la cavità è tanto maggiore quanto meno elastico è il tessuto. La pressione creata dal proiettile fa sì che solo la punta viene a contatto con i tessuti in quanto si crea un tramite che è maggiore del diametro del proiettile. La cavità che si è creata, dopo pochi millisecondi si richiude ma, non essendosi ancora esaurita l'energia, rimbalza alcune volte così che la cavità si comporta come un corpo pulsante.
La cavità di cui abbiamo parlato viene detta "cavità temporanea", ma più propriamente si deve distinguere:
- la cavità permanente o tramite che è la zona di tessuti strappati con danni macroscopici, per effetto dell'espansione della cavità.
- la zona emorragica (zona di extravasatazione) caratterizzata da piccole emorragie che diminuiscono via via che ci allontana dalla zona del tramite; è la zona in cui i tessuti sono stati allungati e stirati ma con conseguenze solo sui piccoli vasi e nervi.
La somma di queste due cavità ci dà la cavità temporanea il cui volume è proporzionale alla energia ceduta secondo questi parametri: il tramite è pari a cmc 0,3 per ogni chilogrammetro di energia ceduta, la zona emorragica è pari a cmc 3,5 per ogni kgm, la cavità temporanea a cmc 7,7 per ogni kgm (per l'acqua il coefficiente sarebbe 87, ben 11 volte superiore!).
Il problema sta nel definire la capacità del proiettile di cedere energia. Se si prendono due proiettili con eguale energia quello di minor calibro (e quindi con maggior velocità se si vuole ottenere la stessa energia di quello più pesante) cede maggiore energia ai tessuti attraversati perché la cessione è inversamente proporzionale alla densità sezionale ed è per questo motivo che l'orientamento attuale per i fucili è quello di proiettili di piccolo calibro, ma ad alta velocità. La cessione di energia è maggiore se il proiettile si deforma e aumenta quindi il suo calibro momentaneo; la cessione è anche maggiore quanto maggiore e l'angolo di precessione del proiettile: in altre parole se il proiettile non è ben stabilizzato; tra l'altro un simile proiettile crea una cavità temporanea irregolare e "bitorzoluta". L'effetto "esplosivo" è particolarmente accentuato con proiettili aventi velocità superiore a 800 m/sec.
Ricordo che l'effetto di spinta all'indietro del proiettile, come si vede nella maggior parte dei film è del tutto inesistente; non è vero che un uomo o un selvatico colpito da un proiettile venga rovesciato o spinto all'indietro o che la sua corsa verso il tiratore venga rallentata per effetto dell'impatto del proiettile; anzi l'esperienza venatoria insegna che è più probabile che l'animale colpito da fermo cada verso il tiratore!
